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[Mujahedeen-e Khalq:] Un terrorista, alleato degli Stati Uniti?

di Daniel Pipes e Patrick Clawson
New York Post
20 maggio 2003

Pezzo in lingua originale inglese: [Mujahedeen-e Khalq:] A Terrorist U.S. Ally?

Una delle strane notizie che arrivano in questi giorni dall'Iraq riguarda un gruppo di opposizione iraniano chiamato Mujahedeen-e Khalq (MEK). Si tratta di un'organizzazione terroristica definita come tale dal governo americano che le forze aeree di coalizione dapprima bombardarono dall'aria per poi siglare con essa un cessate il fuoco – e per finire disarmarono e misero sotto protezione.

Che dire ancora?

Il MEK non è il tipico gruppo ostile all'Occidente, ma un'organizzazione con una forte presenza politica nelle capitali occidentali, con oltre 3.000 soldati di base in Iraq, e che è dedita a un solo obiettivo: abbattere il suo "arcinemico", la Repubblica islamica dell'Iran. Naturalmente, nel corso dei suoi 17 anni di attività in Iraq, essa dovette anche eseguire gli ordini di Saddam Hussein. Questa situazione solleva alcune domande:

La politica da adottare nei confronti del MEK è stata per lungo tempo dibattuta a Washington senza fare rumore, dando però vita ad accese e animate discussioni. Cercando di ingraziarsi gli iraniani "moderati", nel 1997 il Dipartimento di Stato designò il gruppo come Organizzazione Terroristica Straniera. Malgrado l'opposizione di 150 membri del Congresso a siffatta etichetta, di recente una Corte Suprema l'ha confermata.

Questa vera e propria divergenza di opinioni aiuta a spiegare le stravaganti linee politiche adottate di recente. Il 15 aprile, l'esercito americano ha siglato un cessate il fuoco permettendo al MEK di ricorrere alle armi e di utilizzarle contro gli infiltrati del regime iraniano in Iraq. Questo accordo mandò su tutte le furie il Dipartimento di Stato che allora convinse il Presidente ad annullare l'intesa, inducendo il 9 maggio scorso lo strano tiro delle truppe americane, che circondavano i campi del MEK, a disarmare i suoi miliziani e ad assumerne la protezione.

Ma si è trattata di una pessima idea. Le forze di coalizione devono urgentemente restaurare l'ordine, ovunque in Iraq. E il Dipartimento di Stato sta sognando se pensa che il mirino delle truppe americane che tiene sotto tiro il MEK rabbonirà i mullah iraniani.

Invece, come caldeggia l'esercito americano, ai membri del MEK dovrebbe (previa assicurazione di non attaccare il territorio iraniano) essere permesso di possedere abbastanza armi per proteggersi dai loro avversari iraniani. E a novembre, quando il Segretario di Stato deciderà se confermare o meno la certificazione del MEK come gruppo terroristico, egli dovrebbe giungere alla ragionevole conclusione che esso non rappresenta alcuna minaccia alla sicurezza degli Stati Uniti o dei suoi cittadini, e che andrebbe rimosso dalla lista delle Organizzazioni Terroristiche Straniere.

E per finire, poiché i mullah iraniani temono senza motivo il MEK (come mostrato dal massacro da loro compiuto nel 1988 nelle prigioni iraniane di 10.000 membri del MEK e dei suoi sostenitori da tempo reclusi), mantenendo il MEK, quale gruppo organizzato, in campi separati in Iraq, offre un eccellente modo per intimidire e fare leva su Teheran.

Per dissuadere i mullah dal compiere dei passi ostili (appoggiare il terrorismo contro le truppe di coalizione in Iraq, costruire armi nucleari), sarebbe altamente efficace da parte degli Stati Uniti minacciarli attraverso incontri con il MEK oppure fornire aiuto alla loro campagna pubblicitaria contraria al regime.

Argomenti correlati:  Iran, Iraq, Politica estera statunitense, Terrorismo iscrizione gratuita alla mailing list settimanale in italiano di daniel pipes