Daniel Pipes
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100 bin Laden in cammino?

di Daniel Pipes
New York Post
8 aprile 2003

Pezzo in lingua originale inglese: 100 Bin Ladens on the Way?

"Quando finirà, se finirà, questa guerra [in Iraq] avrà delle orribili conseguenze", lamentava giorni fa il Presidente egiziano Hosni Mubarak. "Il terrorismo verrà esacerbato", egli ha preconizzato. "[Invece di un bin Laden ce ne saranno cento.] Le organizzazioni terroristiche saranno unite. Non ci sarà sicurezza."

Molti altri hanno fatto eco a questa terribile predizione.

A dire il vero, è più probabile che accada l'esatto opposto: la guerra in Iraq porterà a una riduzione del terrorismo.

Questo è ciò che è accaduto un anno e mezzo fa in Afghanistan.

Osama bin Laden ha potuto disporre di un maggiore sostegno rispetto a quello su cui conta oggi Saddam Hussein: egli è stato definito "l'uomo più famoso al mondo", la sua immagine viene ostentata per le strade e i bambini appena nati vengono chiamati come lui. Le emozioni sono state infiammate dalle pretese dell'avidità americana di petrolio e si riferiscono agli afgani che soffrono "una crisi dalle proporzioni dell'Olocausto".

Si pensava che il governo pakistano fosse sull'orlo della rovina. Si è ritenuto che le ostilità in Afghanistan infiammassero la rabbia contro l'America. Come per l'adombrata previsione di Mubarak: "Possono uccidere bin Laden", ha asserito un palestinese intervistato dal londinese Guardian, "ma ci saranno centinaia e centinaia di bin Laden". Ebbene, non è andata così.

Il regime dei Talebani è crollato in soli due mesi e con loro quelle predizioni. Gli afgani hanno manifestato la loro gioia al momento della liberazione ("Siamo rinati!"), il che ha fatto scomparire poco a poco la rabbia musulmana a Washington.

La vittoria americana ha sminuito il fascino dell'Islam militante. "L'impegno dei fanatici tende a scemare quando si accorgono che la loro è una causa persa", ha spiegato Stuart Taylor, junior, del National Journal proprio come sta accadendo per questo fenomeno.

Nella prima settimana dopo l'inizio dell'attacco aereo americano vi sono state 9 dimostrazioni anti-americane nei Paesi arabi; nella seconda settimana ce ne sono state 3; la terza, una; la quarta settimana, 2, e poi nessuna. La rabbia musulmana si è riversata contro bin Laden, accusandolo perfino di essere un agente sionista inviato a screditare l'Islam. I governi si sono sentiti incoraggiati ad utilizzare le maniere forti con l'Islam militante; le autorità pakistane, ad esempio, hanno chiuso centinaia di uffici e hanno arrestato oltre 2.000 persone.

Credo che anche la rabbia musulmana diminuirà dopo una vittoria degli alleati in Iraq, e per motivi simili a quelli del 2001:

Come le forti emozioni provate nell'ottobre 2001 stanno adesso svanendo, così probabilmente sarà per quelle provate in questo momento. Una vittoria americana in Iraq significherà questo: servirà a proteggere piuttosto che a recare danno.

Le collere odierne possono essere ignorate. Adesso non è il momento di crucciarsi sul futuro dei bin Laden, ma di portare a termine il lavoro contro Saddam Hussein.

Argomenti correlati:  Iraq, Politica estera statunitense, Terrorismo iscrizione gratuita alla mailing list settimanale in italiano di daniel pipes