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Articoli correlati Vi spiego perché Hasan amava il Jihaddi Daniel Pipes http://it.danielpipes.org/7748/vi-spiego-perche-hasan-amava-il-jihad Pezzo in lingua originale inglese: Sudden Jihad or "Inordinate Stress" at Ft. Hood?
Esempi di violenze perpetrate dai musulmani contro i miscredenti motivano la scuola di pensiero che ritiene Hasan una vittima a tirare fuori nuove e fantasiose scuse. Coloriti esempi (riportati in un mio articolo di qualche anno fa e nel mio blog riguardo la negazione del terrorismo islamista) includono:
Come socio fondatore della scuola di pensiero che motiva la strage di Fort Hood nel jihad, non accetto le giustificazioni sopra elencate, ritenendole deboli, utili a confondere le idee e anche offensive. La scuola di pensiero jihadista, ancora in minoranza, considera l'attacco di Hasan come uno degli innumerevoli tentativi da parte dei musulmani di sconfiggere gli infedeli e imporre la legge islamica. E non è certo un caso isolato: gli Stati Uniti ne sanno qualcosa dell'improvvisa sindrome da Jihad. Il comportamento di Hasan ci confonde le idee, ma vediamo la prova schiacciante delle sue intenzioni jihadiste. L'uomo ha distribuito copie del Corano ai vicini proprio prima che si scatenasse la sua furia omicida al grido di Allahu Akbar, Allah è grande, il credo jihadista, mentre sparava un centinaio di colpi dalle due pistole. Da quanto è stato riferito i suoi superiori lo avevano messo in libertà vigilata per aver inopportunamente fatto attività di proselitismo per l'Islam. Si noti quel che i suoi ex-colleghi dicono di lui: uno di loro, Val Finnel, racconta che Hasan soleva ripetere: «Per prima cosa sono un musulmano, e poi americano» e giustificava il terrorismo suicida; un altro collega, Col Terry Lee, rammenta che Hasan «sosteneva che i musulmani avevano diritto a insorgere ed attaccare gli americani»; il terzo, uno psichiatra che ha lavorato a stretto contatto con Hasan, lo ha descritto come un uomo «quasi aggressivo in merito all'essere musulmano». E per finire, la scuola di pensiero del jihad attribuisce una grande importanza al fatto che le autorità islamiche esortino i soldati americani di fede islamica a rifiutare di battersi contro i loro fratelli di religione, fornendo così una base per una improvvisa sindrome da jihad. Nel 2001, ad esempio, rispondendo agli attacchi americani sferrati contro i talebani, il mufti d'Egitto, Ali Gum'a, emise una fatwa che stabiliva che «i soldati musulmani presenti nell'esercito Usa devono astenersi dal partecipare a questa guerra». Hasan stesso, facendo eco a questo messaggio, sconsigliò un giovane discepolo musulmano, Duane Reasoner Jr., di unirsi alle truppe americane perché «i musulmani non devono uccidere i fratelli musulmani». Se la motivazione del jihad è di gran lunga più convincente di quella della vittima, è altresì assai più difficile da formulare chiaramente. Tutti pensano che dare la colpa alla rabbia di strada, all'Accutane o ad un matrimonio combinato sia più facile che discutere di dottrine islamiche. E quindi, mi lancio in una predizione: ciò che Ralph Peters definisce «l'imperdonabile errore del politically correct» dell'esercito farà sì che l'attentato verrà ufficialmente giustificato sotto la voce "vittimizzazione di Hasan" e non farà parola del jihad . E così l'esercito si renderà cieco e non si preparerà al prossimo attacco jihadista. Argomenti correlati: Islam Militante, Musulmani negli Stati Uniti, Terrorismo iscrizione gratuita alla mailing list settimanale in italiano di daniel pipes Questo testo può essere ripostato o inoltrato purché sia presentato nella sua interezza e provvisto di informazioni complete riguardo al suo autore, alla data e al luogo di pubblicazione, e all’URL originale. |
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