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Negare il terrorismo

di Daniel Pipes
New York Sun
8 febbraio 2005

Pezzo in lingua originale inglese: Denying [Islamist] Terrorism

Chiunque abbia seguito le indagini in merito al massacro, di metà gennaio, della famiglia Armanious (marito, moglie e due giovani figlie), dei copti residenti a Jersey City, N.J., sa che i sospetti indiziati sono degli scatenati islamisti che si sono scagliati contro un immigrante egiziano di fede cristiana che osa polemizzare su Internet con l'Islam e che tenta di convertire i musulmani al cristianesimo.

Ma le autorità inquirenti fingono di non vedere la grave prova indiziaria, insistendo a dire che "fino a questo punto dell'indagine non vi sono dei fatti" che convalidano il movente religioso della strage.

A ogni modo, il pubblico ministero non ha capito che tutti e quattro i membri di questa tranquilla famigliola sono stati selvaggiamente giustiziati secondo il rituale islamista (molteplici coltellate e semi-decapitazione); che Jersey City vanta un primato di attivismo islamista e di violenza jihadista, e che un sito web islamista conteneva molteplici minacce contro Hossam Armanious, come la seguente: "Ti staneremo e ti sgozzeremo come un pollo".

Le forze dell'ordine sembrano più interessate a evitare una violenta reazione anti-musulmana piuttosto che a trovare i colpevoli.

Questa tendenza al diniego rientra in uno schema fin troppo comune. In passato, ho documentato una certa riluttanza nella zona di New York a considerare come dei casi di terrorismo l'omicidio del 1994 sul Ponte di Brooklyn (l'FBI preferì parlare di "rabbia di un automobilista infuriato") e la sparatoria del 1997 all'Empire State Building ("parecchi e parecchi nemici presenti nella sua mente", asserì Rudolph Giuliani). E così per gli omicidi del luglio 2002 all'aeroporto internazionale di Los Angeles – inizialmente liquidati come "una disputa lavorativa" – e per la furia dell'ottobre 2002 dei cecchini dell'area di Washington, rimasta senza una spiegazione, che ha indotto i media ad attribuirla a fattori come "un burrascoso rapporto [familiare]".

E non si tratta di semplici casi isolati.

Né si tratta di un problema di esclusiva pertinenza delle autorità americane.

Ho citato tredici casi e fornisco informazioni in merito a ulteriori episodi sul mio weblog. Da dove viene questo reiterato disagio da parte delle autorità a prendere atto del terrorismo islamista? E perché questo vergognoso diniego?

E in quanto a ciò, perché una simile riluttanza ad affrontare fatti che riguardano l'estremismo di destra, come nel caso dell'uccisione di un ebreo chassidim da parte di uno skinhead che lanciava imprecazioni fuori da una pizzeria kosher di Toronto, e che la polizia non è riuscita a giudicare come un crimine di odio razziale? Perché il terrorismo presenta delle implicazioni più gravi rispetto ai difettosi farmaci vendibili solo su presentazione di ricetta medica, alla rabbia di un automobilista infuriato, ai folli che si comportano da ossessi, o agli strani infortuni sul lavoro. Tutte queste cose possono essere ignorate. Il terrorismo islamista, al contrario, necessita di un'analisi dei motivi jihadisti e richiede una speciale attenzione nei confronti dei musulmani, passi di gran lunga sgraditi alle autorità.

E in questo modo la polizia, i pubblici ministeri e i politici rifuggono dalla cruda realtà a favore di rassicuranti e impropri luoghi comuni. Questo comportamento da struzzo ha un prezzo salato da pagare; coloro che rifiutano di riconoscere il nemico non sono in grado di sconfiggerlo. Negare il terrorismo equivale ad assicurare una sua recrudescenza.

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