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Gli infiltrati islamisti dell'Occidente

di Daniel Pipes
Philadelphia Bulletin
12 agosto 2008

Pezzo in lingua originale inglese: The West's Islamist Infiltrators

Aafia Siddiqui, 36anni, è una donna pachistana, madre di tre figli, ex-allieva del MIT (Massachusetts Institute of Technology) e con un dottorato di ricerca in scienze neurologiche conseguito presso la Brandeis University. È accusata altresì di lavorare per conto di Al-Qaeda, e la scorsa settimana è stata incriminata a New York City di tentato omicidio di militari americani.

Il suo arresto rammenta come l'infiltrazione islamista avanzi per lo più in modo invisibile. In particolare, una quarantina di simpatizzanti od operativi di Al-Qaeda hanno cercato di infiltrarsi nelle agenzie di intelligence statunitensi.

Un simile infiltrato nella posizione giusta può causare gravi danni, spiega, Michael Sulick, un ex capo del controspionaggio della CIA: "Nella guerra al terrorismo, l'intelligence ha rimpiazzato i carri armati e i caccia della Guerra fredda come principale arma contro il nemico invisibile". Le talpe islamiste, egli arguisce, "potrebbero infliggere alla sicurezza nazionale molti più danni delle spie sovietiche", dal momento che gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica in realtà non si sono mai affrontati sul campo di battaglia, mentre adesso "la nostra nazione è in guerra".

Qui di seguito alcuni casi americani di tentativi di infiltrazione avvenuti a partire dal 2001 e che sono stati resi pubblici:

Altri tre casi sono meno chiari. La Transportation Security Administration (TSA), l'agenzia americana per la sicurezza dei trasporti aerei, ha licenziato Bassam Khalaf, 21anni, un texano di origini cristiano-palestinesi, come addetto al controllo dei bagagli aerei poiché i testi delle canzoni contenute nel suo compact disc dal titolo Terror Alert plaudono gli attacchi dell'11 settembre. Secondo lo scrittore Paul Sperry, l'agente speciale dell'FBI Gamal Abdel-Hafiz "ha mostrato un modello di comportamento filo-islamista", che potrebbe aver contribuito a prosciogliere Sami Al-Arian dalle accuse di terrorismo. Il Pentagono ha dichiarato innocente Hesham Islam, un immigrato egiziano, ex-capitano di fregata della Marina militare americana e assistente speciale del vice-ministro della Difesa, ma maggiori interrogativi rimangono in merito alla sua biografia e alle sue opinioni.

Anche altri paesi occidentali – come Australia, Canada, Israele, Paesi Bassi e Regno Unito – sono stati oggetto di tentativi d'infiltrazione. (Per ulteriori dettagli si veda la voce del mio weblog "Islamists Penetrate Western Security".)

Questi precedenti inducono a chiedersi quale catastrofe debba accadere prima che le agenzie governative, alcune delle quali hanno bandito vocaboli come "Islam" e "jihad", affrontino realmente le loro minacce interne.

Gli occidentali sono grati ad agenti musulmani come Fred Ghussin e "Kamil Pasha", figure di fondamentale importanza nella lotta al terrorismo. Detto questo, tengo fede a quanto da me asserito nel 2003: "Non si può evitare l'infelice dato di fatto che gli impiegati governativi di fede musulmana operanti nelle forze dell'ordine, nell'esercito e in campo diplomatico vengano tenuti d'occhio per verificare se abbiano legami con il terrorismo".

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