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Articoli correlati Le speranze di Bush per il Medio Orientedi Daniel Pipes http://it.danielpipes.org/5388/le-speranze-di-bush-per-il-medio-oriente Pezzo in lingua originale inglese: Bush's Middle East Hopes [and His Failures] Le linee politiche di George W. Bush per il Medio Oriente e l'Islam occuperanno una posizione di primo piano quando gli storici giudicheranno la sua presidenza. In occasione del suo viaggio finale di 8 giorni in 6 paesi mediorientali e iniziato il suo ultimo anno di presidenza, produco alcune valutazioni provvisorie. La sua peculiarità consiste nella disponibilità a rompere con posizioni bipartisan da tempo stabilite e ad adottare delle politiche straordinariamente nuove. A partire dalla fine del 2005 egli aveva esposto il suo nuovo approccio in quattro aree importanti:
Basta con la visione. Che dire dell'attuazione? Alla fine del suo primo mandato, ho rilevato che le politiche di Bush, oltre a quella perseguita per il conflitto arabo-israeliano, avevano "delle buone possibilità di riuscita". Non è più così. Oggi, avverto un fallimento in tutte e quattro le aree.
La guerra preventiva necessita di convincere gli osservatori che la prevenzione era in verità giustificata, un qualcosa che l'amministrazione Bush non è riuscita a fare. Solamente metà della popolazione americana e pochissimi in Medio Oriente accettano l'idea che l'invasione dell'Iraq sia stata necessaria, creando divisioni intestine e ostilità esterne senza precedenti dai tempi della guerra del Vietnam. Tra i tributi pagati si annovera una maggiore difficoltà a lanciare un'azione preventiva contro il programma nucleare iraniano. La visione di Bush di risolvere un secolo di conflitto arabo-israeliano consacrando Mahmoud Abbas come leader di uno Stato palestinese è illusoria. Un "Palestina" sovrana a fianco di Israele prosciugherebbe l'odio antisionista e porrebbe fine alla guerra irredentista contro Israele? No. Il dannoso obiettivo di creare una "Palestina" infonderebbe maggior fervore alla causa volta ad eliminare lo Stato ebraico. E per finire, incoraggiare la democrazia è ovviamente un nobile obiettivo, ma se in Medio Oriente la forza popolare dominante è l'Islam totalitario, è un'ottima idea buttarsi a capofitto in ciò? Eppure, il buttarsi a capofitto ha caratterizzato l'approccio iniziale di Washington – finché il danno inflitto dalla politica agli interessi americani è divenuto troppo evidente per essere ignorato, tanto da accantonare l'idea. All'epoca in cui George W. Bush attira attacchi così intensi tra i suoi critici, qualcuno che gli augura ogni bene, come me, lo critica con riluttanza. Ma occorre muovergli delle critiche; pretendere che tutto vada bene o rimanere fedele a una persona malgrado i suoi trascorsi, non le fa un favore. Un franco riconoscimento dei propri errori deve precedere il farne ammenda. Io rispetto le benevoli motivazioni e le buone intenzioni di Bush, pur deplorandone lo sperpero di una percentuale record del 90 percento di consensi successivo agli eventi dell'11 settembre e il retaggio che trasmetterà al prossimo presidente: un elettorato polarizzato, un esercito riluttante a utilizzare la forza contro l'Iran, Hamas che governa Gaza, un disastro iracheno incombente, un Islam radicale rampante e livelli di anti-americanismo senza precedenti. I conservatori hanno molto lavoro da fare per ricostruire la loro politica per il Medio Oriente. Argomenti correlati: Politica estera statunitense iscrizione gratuita alla mailing list settimanale in italiano di daniel pipes Questo testo può essere ripostato o inoltrato purché sia presentato nella sua interezza e provvisto di informazioni complete riguardo al suo autore, alla data e al luogo di pubblicazione, e all’URL originale. |
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