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Articoli correlati Iraq, via le truppe dalle cittàdi Daniel Pipes http://it.danielpipes.org/4091/iraq-via-le-truppe-dalle-citta Pezzo in lingua originale inglese: In Iraq, Stay the Course - but Change It Dal momento che la politica della coalizione è in crisi, posso rispolverare un'idea da me avanzata sin dall'aprile 2003? Ciò offre un modo per superare l'attuale impasse "proseguendo l'azione" (come il presidente George W. Bush sostiene da tempo) oppure procedendo al ritiro immediato delle truppe (come chiedono coloro che disapprovano l'operato del Presidente). La soluzione da me proposta raggiunge un compromesso tra le due opzioni: "Proseguire l'azione, cambiando però la linea di condotta". Suggerisco di ritirare le forze di coalizione dalle aree abitate dell'Iraq per ridislocarle nel deserto. In tal modo, le truppe stanziano a tempo indeterminato in Iraq, allontanandole dalla carneficina urbana. Il che permette ad esse di svolgere dei compiti fondamentali (proteggere i confini, garantire l'estrazione di petrolio e di gas e assicurare che nessun mostro simile a Saddam assuma il potere), abbandonando le mansioni secondarie (come mantenere l'ordine urbano e sorvegliare le proprie caserme). Al di là dei dettagli, un simile ridislocamento delle truppe implicherebbe un profondo cambiamento in positivo della linea di condotta. Ciò comporta:
La situazione in Iraq è divenuta fonte di un profondo antagonismo interno in seno ai paesi della coalizione, specie Stati Uniti e Gran Bretagna, ma si può uscire da questa impasse rilevando che attualmente la posta in gioco non è così alta, per poi modificare significati e obiettivi, tenendo presente ciò che è importante e ciò che non lo è. E tu, caro lettore non-iracheno, hai forti sensazioni circa il futuro dell'Iraq? Sospetto fortemente di no. Gli iracheni desiderano prendere possesso del loro paese; e i popoli di quei paesi che inviano truppe in Iraq si sono stancati dei vani tentativi di trasformarlo in qualcosa di meglio rispetto a quello che attualmente è. Entrambe le aspirazioni possono essere soddisfatte ridislocando le truppe della coalizione nel deserto, dove possono focalizzare la loro attenzione sui compiti fondamentali volti a mantenere l'integrità territoriale dell'Iraq, a garantire l'estrazione dei combustibili fossili e a prevenire i disastri umanitari. L'idea risale all'epoca della Seconda guerra mondiale, e consiste nell'asserire che se gli Stati Uniti tutelano i propri interessi, invadendo un paese, allora sussiste un obbligo morale di ricostruire quel paese. Questo "topo che ruggisce" o la cosiddetta "regola Pottery Barn" (N.d.T. che persegue la politica del "Se rompi qualcosa diventa tuo") è una supposizione errata e andrebbe rivista. Sì, è vero, vi sono tempi e luoghi in cui la ricostruzione è appropriata, ma queste necessità vanno decise caso per caso, tenendo bene in mente la praticabilità e gli interessi americani. L'Iraq – un paese endemicamente violento – manca di entrambi i requisiti. Argomenti correlati: Iraq, Politica estera statunitense iscrizione gratuita alla mailing list settimanale in italiano di daniel pipes Questo testo può essere ripostato o inoltrato purché sia presentato nella sua interezza e provvisto di informazioni complete riguardo al suo autore, alla data e al luogo di pubblicazione, e all’URL originale. |
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