Daniel Pipes
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Quanto può costare la mano tesa di Obama

di Daniel Pipes
Liberal
20 agosto 2009

Pezzo in lingua originale inglese: Counterterrorism in Obama's Washington

John O. Brennan, assistente di Barack Obama per la sicurezza nazionale ed il controterrorismo, in un discorso del 6 agosto dal titolo «Un nuovo approccio per la salvaguardia degli americani» ha opportunamente abbozzato gli errori della politica presente e futura dell'Amministrazione. Tanto per cominciare, il suo sermone pronunciato presso il Centro per gli studi strategici e internazionali a Washington ha un tono inconsueto. «Adulatorio» è l'aggettivo che fa balenare nella mente, visto che Brennan per ben novanta volte in 5.000 parole nomina «il presidente Obama», dice «egli», «suo» oppure «il presidente». Desta preoccupazione il fatto che Brennan attribuisca praticamente ogni opinione o linea politica enunciata nel discorso alla saggezza di The One. Questo predicozzo che istiga alla deferenza ricorda quello di un funzionario nordcoreano che rende omaggio al "Caro Leader". I dettagli non sono migliori. Essenzialmente, Brennan chiede di ricorrere all'appeasement con i terroristi: «Proprio mentre condanniamo e ci opponiamo alle tattiche illegittime utilizzate dai terroristi abbiamo bisogno di riconoscere e di occuparci dei bisogni legittimi e delle rimostranze della gente comune che questi terroristi affermano di rappresentare». Ci si chiede quali legittimi bisogni e rimostranze egli pensa che al-Qaeda rappresenti.

John O. Brennan, assistente di Barack Obama per la sicurezza nazionale ed il controterrorismo.

Brennan delinea con cura una duplice minaccia: una rappresentata da «al-Qaeda ed i suoi alleati» e l'altra dal «violento estremismo». Ma la prima, in modo lapalissiano, è un sottoinsieme della seconda. Questo elementare errore smonta l'intera analisi. Poi ricusa altresì ogni nesso tra «violento estremismo» ed Islam. «Utilizzando il legittimo termine jihad, che significa purificarsi o muovere una guerra santa per un fine etico, si rischia di offrire a questi assassini quella legittimità religiosa che cercano disperatamente, ma che non meritano in alcun modo. Peggio ancora, si rischia di corroborare l'idea che gli Usa siano in qualche modo in guerra con l'Islam stesso». Questo brano ripete meccanicamente una teoria dell'Islam radicale che secondo il tenente colonnello Joseph C. Meyers dell'US Air Command and Staff College «è parte di una campagna di disinformazione strategica, di diniego e di inganni» sviluppata dai Fratelli musulmani. Screditata nel 2007 da Robert Spencer, la teoria opera una distinzione tra buon jihad e cattivo jihad e nega ogni nesso esistente tra Islam e terrorismo. Si tratta di un'interpretazione profondamente fallace volta a confondere i non-musulmani e a non far perder tempo agli islamisti. La precedente amministrazione Bush, nonostante gli errori, non ha ceduto a questo artificio. Ma Brennan ci informa che il suo capo adesso basa la politica statunitense su di essa.

Il discorso contiene inquietanti segnali di inettitudine. Apprendiamo che Obama ritiene che le armi nucleari in mano ai terroristi costituiscono «la più immediata ed estrema minaccia alla sicurezza globale». D'accordo. Ma come egli replica? Con tre deboli e pressoché irrilevanti linee d'azione: «condurre lo sforzo per un regime di non-proliferazione globale, lanciare uno sforzo internazionale per rendere sicuro tutto il materiale nucleare vulnerabile nel mondo (…) ed ospitare un summit nucleare globale». E Brennan non è neppure in grado di pensare correttamente. Eccone un esempio con una lunga citazione: «La povertà non è causa di violenza e terrorismo. La mancanza d'istruzione non è causa del terrorismo. Ma proprio come non c'è alcuna giustificazione per l'ingiustificato massacro di innocenti, non si può negare che quando i bambini non hanno alcuna speranza di ricevere un'istruzione, quando i giovani non hanno speranza alcuna di avere un lavoro e si sentono tagliati fuori dal mondo moderno, quando i governi non riescono a provvedere ai bisogni primari della popolazione, allora la gente diventa più sensibile alle ideologie di violenza e di morte».

Riassumendo: povertà e mancanza d'istruzione non causano il terrorismo, ma la mancanza d'istruzione e la disoccupazione rendono la gente più sensibile alle idee che portano al terrorismo. Qual è la differenza? Poveri noi, se la Casa Bianca accetta quest'assurdità come analisi.

Inoltre, focalizziamo l'attenzione sull'asserzione «quando i governi non riescono a provvedere ai bisogni primari della popolazione, allora la gente diventa più sensibile alle ideologie di violenza e di morte», poiché essa contiene due incredibili errori. Innanzitutto, questa affermazione accoglie la bugia socialista che sono i governi a provvedere ai bisogni primari. Non è così. Se non in alcuni Stati ricchi di beni economici, i governi tutelano ed offrono strutture legali, mentre è il mercato a provvedere ai bisogni.

In secondo luogo, ogni studio sull'argomento non rileva alcun nesso tra le tensioni personali (povertà, mancanza d'istruzione, disoccupazione) e l'attrazione per l'Islam radicale. Se mai furono i massicci trasferimenti di risorse in Medio Oriente a partire dal 1970 a contribuire all'affermazione dell'Islam radicale. L'Amministrazione basa la sua politica su una menzogna. L'attuazione delle politiche inette abbozzata da Brennan costituisce un pericolo per gli americani, per i loro interessi ed i loro alleati. Le dolorose conseguenze di questi errori diventeranno abbastanza presto evidenti.

Argomenti correlati:  Contro-terrorismo, Guerra al terrorismo, Politica estera statunitense iscrizione gratuita alla mailing list settimanale in italiano di daniel pipes