Daniel Pipes
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La Voce dell'America messa a tacere riguardo all'Islam radicale

di Daniel Pipes
FrontPageMagazine.com
6 marzo 2009

Pezzo in lingua originale inglese: The Voice of America, Silenced on Radical Islam

Dallo scorso anno, in seno al governo americano c'è un concertato impegno volto a bandire i discorsi espliciti sulla natura del nemico islamista. Si è iniziato con il Dipartimento di sicurezza interna (DHS) per poi passare al Centro nazionale per il controterrorismo e ai dipartimenti di Stato e della Difesa. Già nel maggio 2008, ho ascoltato un'eccellente analisi del nemico formulata dal vice-segretario alla Difesa Thomas Mahnken in cui egli non ha stranamente menzionato mai una volta i termini Islam o jihad.

Mi chiedo come sia realmente avvenuto questo cambio di vocabolario: è dovuto a uno spontaneo cambiamento d'umore, alla decisione di un gruppo o a una direttiva dall'alto?

Jennifer Janin, a capo del servizio in urdu di Voice of America.

La risposta è appena arrivata sotto forma di una nota informativa diffusa da Jennifer Janin, a capo del servizio in urdu di Voice of America (VOA), e datata 2 marzo. La direttiva può essere letta nella versione integrale alla pagina web "Urdu Language Style & Guidelines # 3". Rivolto alla radio, alla televisione e ai gruppi web di lingua urdu, come pure al direttore e al program manager della Divisione Asia Meridionale di VOA, il diktat insiste sul fatto che non va tracciata alcuna connessione tra l'Islam e la politica. In sostanza:

Terroristi islamici: DA NON UTILIZZARE questa espressione. Piuttosto usare semplicemente il termine: terrorista.
Fondamentalismo islamico/Fondamentalisti musulmani: DA EVITARE.
Islamista: NON È NECESSARIO.
Estremisti musulmani: NON È NECESSARIO. Estremista si presta meglio.

L'urdu è un dialetto dell'hindustani scritto in alfabeto arabo, reperibile principalmente in Pakistan e in India e parlato quasi esclusivamente dai musulmani; è la madre lingua di circa 70milioni di persone. Si può capire perché mai gli eufemismi interessino fino a tal punto, dal momento che Voice of America concorre per una quota di mercato con altre nuove stazioni e non vuole oltraggiare né estraniare i musulmani. Ma Voice of America non è un network radiotelevisivo commerciale con profitti, perdite e azionisti.

Logo di Voice of America.

Fondata nel 1942, come parte dell'Ufficio informazioni di guerra, la Voce dell'America è finanziata dai contribuenti americani e parla a nome del governo statunitense. VOA non deve favorire l'aumento degli indici d'ascolto a spese della propria integrità. Gli speaker di lingua urdu devono conoscere il reale discorso americano sull'Islam, e non la versione espurgata della Janin.

In sua difesa, la Janin potrebbe arguire che ella sta semplicemente soffermando la propria attenzione sull'importanza data da Barack Obama al "rispetto" da riservare ai musulmani, ma nulla sta a indicare che "rispetto" significhi pretendere che l'Islam non sia una questione d'interesse pubblico per gli americani. A dire il vero, talvolta Obama è stato molto chiaro a riguardo. Un esempio mordace risale a un anno fa, per l'esattezza al 18 marzo 2008, a Philadelphia, quando Obama, nel bel mezzo di un importante discorso, ha ricusato come "profondamente distorta" la "visione secondo la quale i conflitti in Medio Oriente sono dovuti soprattutto all'azione di fedeli alleati [degli USA] come Israele, invece di considerarli un'emanazione delle ideologie perverse e cariche di odio dell'Islam radicale"

"Ideologie perverse e cariche d'odio dell'Islam radicale?" Non c'è un'espressione più forte di questa. Ci si chiede come possa tradurre questa frase il nuovo regime della Janin: probabilmente la tradurrà come "ideologie perverse e cariche d'odio dell'estremismo radicale", il che è tanto inesatto quanto sconveniente per un servizio d'informazione credibile.

Commenti:

Spozhmai Maiwandi, a capo della Divisione Asia Meridionale di VOA.

1. La Janin, sfortunatamente, non è affatto la sola a Voice of America a coccolare l'Islam radicale. In un altro caso, non si guardi più lontano di Spozhmai Maiwandi, il cui nome risulta sulla nota della Janin. Soprannominata, la "Rosa di Kandahar", la Maiwandi è a capo della Divisione Asia Meridionale di VOA ed ha acquisito una certa notorietà per dei reportage filotalebani e per aver condotto una cordiale intervista al Mullah Omar, il capo dei Talebani, dieci giorni dopo l'11 settembre.

2. Questa recentissima direttiva da parte di Voice of America calza uno schema di programmazione, finanziato dal governo americano per il Medio Oriente, che pone dei problemi. Tornano in mente due precedenti casi: uno scandalo del 1991 riguardo un carosello filo-Saddam di servizi giornalistici da Baghdad da parte di VOA e nel 2007 le dimissioni rassegnate da Larry Register dall'emittente televisiva Al-Hurra per aver promosso dei punti di visti anti-americani ed anti-israeliani. Qualcuno potrebbe spiegare allo staff di Voice of America, una volta per tutte, che la mission del network non consiste nell'adulare il proprio pubblico e nemmeno nell'inseguire indici d'ascolto nel proprio interesse, bensì nell'esprimere onestamente la visione ufficiale americana al mondo esterno?

3. E già che ci siamo, qualcuno potrebbe ricordare ai dipendenti della Voce dell'America che negli Stati Uniti c'è un vivace dibattito in merito all'Islam radicale. Per attuare un cambiamento, che ne direbbe Voice of America di affrontarlo piuttosto che metterlo a tacere sulla falsariga islamista? Nel 2006, Meredith Buel di VOA ha preso meccanicamente un comunicato stampa del Council on American-Islamic Relation (CAIR) e lo ha riscritto come se fosse stato un nuovo articolo della Voce dell'America; per i particolari cruenti, si veda la pagina del mio blog "Voice of America – CAIR's Shill". E il documento del DHS che ha avviato l'intera campagna di eufemismi, dal titolo "Terminologia per Definire i Terroristi: Raccomandazioni dai Musulmani d'America", si basa su una non-identificata "vasta gamma di leader e accademici appartenenti alla comunità musulmana d'America" che presenta le caratteristiche del CAIR & Co. Ehi, VOA, ripeti dopo di me: "Noi lavoriamo per gli americani, non siamo una consociata del CAIR".

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