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di Daniel Pipes
National Review Online
29 giugno 2006
Pezzo in lingua originale inglese: "[Symposium] On the Strip: Where To Go from Gaza?"
L'amministrazione Bush ritiene che gli Stati Uniti siano in guerra contro il radicalismo islamico. Non è arrivato il momento per Washington di prendere in considerazione altri teatri di questa stessa guerra – la Russia che fronteggia i ribelli ceceni, l'India con i ribelli del Kashmir, Israele con Hamas – e di lottare per la sconfitta degli islamisti?
Piuttosto Washington, almeno nel caso israeliano, esorta alla comprensione, alla moderazione, ai compromessi, e invita a saper gestire il problema nonché a trovare rimedi deboli e incerti, col risultato di avere una popolazione palestinese ancor più euforica e aggressiva, che pensa che la vittoria sia a portata di mano.
L'errato approccio di Washington risale agli Accordi di Oslo del 2003, quando Yasser Arafat pose apparentemente fine al conflitto esistenziale scrivendo a Bill Cinton quanto segue: "L'OLP riconosce allo Stato di Israele il diritto di esistere in pace e sicurezza". Ma Arafat disattese le sue promesse e gli sforzi arabi di eliminare Israele restano in auge.
Israele, avvalendosi dell'appoggio americano, deve vanificare questa ripugnante ambizione. Il che implica infliggere una sensazione di sconfitta ai palestinesi e far sì che essi si rassegnino a riconoscere la permanente esistenza di uno Stato ebraico in Terra Santa. Solo allora la violenza avrà fine.
Argomenti correlati: Conflitto arabo-israeliano e diplomazia, Israele, Palestinesi, Politica estera statunitense iscrizione gratuita alla mailing list settimanale in italiano di daniel pipes