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di Daniel Pipes
L'Opinione delle Libertà
14 marzo 2006
Pezzo in lingua originale inglese: If the King of Pop[, Michael Jackson,] Converts to Islam
La scorsa settimana CBS News ha riportato la notizia che Michael Jackson, il re del pop, è "sul punto" di convertirsi all'Islam. Se ciò fosse vero, costituirebbe un ricorrente e significativo paradigma afro-americano.
Le prime voci riguardo alla conversione di Jackson vennero fuori nel novembre del 2003, un mese dopo che la rockstar era stata arrestata in seguito all'accusa di molestie a un bambino. Saeed Shabazz, un reporter di The Final Call, pubblicazione della Nazione dell'Islam, annunciò che Jackson si era unito all'organizzazione. Egli aggiunse che il leader del NOL, Louis Farrakhan, "ritiene che Michael sia un uomo di grande spiritualità". Ma la Nazione dell'Islam negò questo legame e in quattro e quattr'otto non se ne parlò più.
Se ne tornò a parlare solo nel giugno del 2005, dopo che Jackson venne prosciolto dalle accuse di molestia. Nell'ottobre scorso, egli si era trasferito in Bahrein in una delle dimore di proprietà del principe ereditario Salman ibn Hamed Khalifa. Il legale di Jackson dichiarò che il cantante si era "stabilito" in Bahrein, una piccola isola-Stato del Golfo Persico di appena 363.000 abitanti e metà dei quali sono per lo più stranieri.
A novembre, giunse la notizia che Jackson aveva elargito "un'ingente somma di denaro" per la costruzione di una moschea che sorgerà nei pressi della sua nuova residenza. Il quotidiano Khaleej Times spiegò che la moschea "sarebbe destinata all'apprendimento dei principi e della dottrina dell'Islam come altresì all'insegnamento della lingua inglese, grazie a docenti di alto livello provenienti dagli Stati Uniti e sottoposti alla sua personale supervisione".
A gennaio, l'AAJ Holdings Ltd, una azienda del Bahrein, annunciò di aver assunto Jackson come consulente. Inoltre, Jackson è stato visto uscire da un centro commerciale indossando un velo nero, guanti neri e un abito nero (chiamato abaya). In altre parole, per evitare la pubblicità egli si è vestito come una donna islamista.
Considerate le notorie stravaganze di Michael Jackson, non è chiaro cosa egli ci faccia in Bahrein, ma convertendosi all'Islam dovrebbe seguire un appropriato percorso, come fanno dalla fine degli anni Quaranta gli afro-americani che rivolgono la loro attenzione ad alcune forme di Islam. Tra le loro file si annoverano alcuni importanti esempi di tutto rilievo:
Louis Farrakhan suscitò parecchia attenzione per aver appoggiato a spada tratta la causa dei neri americani famosi che si trovavano nei guai, così come fece per Michael Jackson dopo il suo arresto del 2003. Tra gli altri personaggi ricordiamo:
E per finire nel corso di un importante dibattimento giudiziario che vedeva nel 2004 imputato Lionel Tate, il più giovane americano condannato all'ergastolo (per aver ucciso all'età di 12 anni una ragazzina), la Nazione dell'Islam (in base a quanto riportato dal Palm Beach Post) fece stazionare in aula una ventina "di uomini neri che indossavano abiti di ottima fattura e papillon". I loro capi "parlarono con i legali dell'adolescente, elargendo consigli sulla sicurezza".
Questi ed altri esempi fanno dell'Islam – tanto nella sua variante istituzionale quanto in quella atipica costituita dalla Nazione dell'Islam – una panacea per gli afro-americani in difficoltà. Ciò contribuisce a spiegare il perché gli Stati Uniti presentano di gran lunga la più numerosa popolazione di conversi musulmani del mondo occidentale (all'incirca 750.000 aderenti). Ogni figura pubblica di colore che si converte all'Islam o accetta l'appoggio della Nazione dell'Islam crea un ulteriore input per altri neri a cambiare religione, un paradigma che è emerso altresì in altri paesi occidentali.
Pertanto il comportamento di una eccentrica celebrità nel lontano Bahrein ha delle importanti conseguenze.
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