Daniel Pipes
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Nulla ha successo come il fallimento

di Daniel Pipes
Jerusalem Post
28 febbraio 2001

Pezzo in lingua originale inglese: Nothing succeeds like failure

Oggi ricorrono 10 anni dalla rovinosa fine della guerra mossa dall'Iraq per la conquista del Kuwait, terminata in totale fallimento. Ci si aspettava che il presidente iracheno Saddam Hussein perdesse rapidamente il controllo dell'Iraq, ma una decade dopo rimane ben ancorato al potere.

Come ha fatto? Tariq Aziz, uno dei portavoce di Saddam, accennò, ancor prima dello scoppio della guerra, nel gennaio 1991, al motivo per il quale il suo padrone non nutriva alcun timore. Aziz disse al segretario di Stato americano, James Baker, che i regimi mediorientali non hanno mai "pagato un prezzo politico per avere ingaggiato un conflitto militare con Israele o con gli Stati Uniti". Sebbene abbia alquanto esagerato (i leader arabi hanno pagato un prezzo per aver perso contro Israele nel 1948-49), Aziz aveva ragione: solitamente la perdita a livello militare non addolora un governante del Medio Oriente. Piuttosto, egli rifiuta di fallire sul campo di battaglia prosperando a livello politico.

Prendiamo in considerazione alcuni esempi:

Crisi di Suez, 1956. Il presidente egiziano Gamal Abdel Nasser subì una umiliante disfatta militare per mano britannica, francese e israeliana, ma insistette a dire di avere ottenuto una vittoria. Gli venne data ampia fiducia. Col risultato che questo episodio "lo rafforzò tanto a livello politico quanto moralmente", come scrive Shukri Abed della University of Maryland, aiutando Nasser a diventare la figura dominante della politica araba.

Guerra dei Sei Giorni, 1967. La catastrofica disfatta per mano di Israele, indusse Nasser a dare le dimissioni, ma gli egiziani reagirono con massicce dimostrazioni di piazza chiedendogli di rimanere al potere (e lui lo fece). Hafez Assad, che nel 1967 era il ministro della Difesa siriano, assunse la carica di Capo dello Stato.

Battaglia di Karama, 1968. Il gruppo Fatah di Yasser Arafat perse il suo primo scontro armato con gli israeliani, ma si dichiarò vincitore.

Guerra dello Yom Kippur, 1973. L'esercito israeliano poteva aver battuto egiziani e siriani, ma i governi di questi due paesi continuarono a parlare della guerra come di un loro grande trionfo.

Assedio di Beirut, 1982. Arafat trasformò un'umiliante ritirata da Beirut in una vittoria politica, mettendo in evidenza che gli israeliani avevano bisogno di 88 giorni per sconfiggerlo, molto più del tempo da essi impiegato per sconfiggere le altre forze arabe.

Oggi, quegli eventi vengono ricordati come una vittoria gloriosa. Ad esempio, alcuni anni dopo Hamas raccontò che i palestinesi nel 1982 "umiliarono" Israele e "spezzarono la sua volontà".

Ma come si spiega questo sorprendente esempio? Tre aspetti della vita musulmana incidono su ciò.

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