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Articoli correlati Non è cambiato nulla per l'Autorità palestinesedi Daniel Pipes http://it.danielpipes.org/2629/non-e-cambiato-nulla-per-lautorita-palestinese Pezzo in lingua originale inglese: Business as Usual in the Palestinian Authority La morte di Yasser Arafat del novembre scorso alimentò forti speranze in coloro che pensavano che la sua malefica personalità fosse la cagione principale dell'intransigenza palestinese. Ma quelli di noi che ritenevano che il problema fosse di portata maggiore – causato piuttosto dalla profonda radicalizzazione del corpo politico palestinese – si aspettavano un piccolo cambiamento. Anzi, in occasione dell'elezione di Mahmoud Abbas a leader dell'Autorità palestinese (AP), io scrissi che "egli potenzialmente rappresenta per Israele un nemico molto più acerrimo" di quanto lo sia stato Arafat. Come si presenta la situazione a sei mesi dalla morte di Arafat? In modo pessimo, come ci si poteva aspettare. Abbas condurrà inequivocabilmente i palestinesi alla guerra dopo che gli israeliani si ritireranno da Gaza nell'agosto 2005. Prendiamo in considerazione alcuni sviluppi recenti:
Come emerge da quanto detto, il terrorismo palestinese, specie quello che viene da Gaza, a partire da aprile ha subito un clamoroso incremento. La situazione sta deteriorando al punto che un analista come Leslie Susser reputa che la tregua di febbraio "potrebbe essere sull'orlo del collasso". È difficile ribattere la conclusione cui è giunta Caroline Glick, secondo la quale il governo Sharon e l'amministrazione Bush si sono entrambi "terribilmente sbagliati" nel puntare su Abbas. E finora, nessuno dei due ammette questo errore poiché, avendo sottolineato le buone intenzioni di Abbas, adesso si trovano profondamente coinvolti nel successo della sua carriera politica. Il programmato ritiro da Gaza che avverrà in agosto può darsi che accelererà nuovi cicli di violenza. Forse ciò accadrà a luglio, dal momento che l'esercito israeliano sarà impegnato in un massiccio rastrellamento di Gaza per assicurare che il futuro ritiro non avvenga sotto il fuoco palestinese. Probabilmente a settembre seguiranno maggiori episodi di violenza, se i palestinesi, avendo Gaza nelle loro mani, avvieranno un nuovo attacco contro Israele. Questo nuovo ciclo di violenza sarà presumibilmente caratterizzato dal consistente arsenale missilistico che Hamas sta ammassando. Il capo di Stato maggiore, Moshe Ya'alon, ha preannunciato ufficialmente: "Subito dopo il ritiro ci aspettiamo una nuova ondata di terrorismo". Perciò Ariel Sharon ha chiaramente biasimato l'esistenza di elementi per un massiccio disastro. Ironia della sorte, l'unica cosa che potrebbe prevenire questo scenario sarebbe una vittoria di Hamas alle elezioni per il rinnovo del Consiglio legislativo palestinese, previste per metà luglio. Il crescente numero di voci israeliane che chiedono la posticipazione o perfino l'annullamento del ritiro da Gaza dovrebbe agevolare Hamas, come sembra probabile. Ad esempio, il ministro degli Esteri Silvan Shalom asserisce che se Hamas dovesse vincere le elezioni, sarebbe "assurdo" portare a termine il piano di disimpegno e permettere ad Hamas di creare un "Hamastan" a Gaza. Così, nei prossimi quattro mesi si prospetteranno parecchie eventualità. Il loro elemento in comune consiste nel fatto che a partire da settembre il teatro arabo-israeliano assumerà una forma ben peggiore di quella attuale. Argomenti correlati: Conflitto arabo-israeliano e diplomazia, Palestinesi iscrizione gratuita alla mailing list settimanale in italiano di daniel pipes Questo testo può essere ripostato o inoltrato purché sia presentato nella sua interezza e provvisto di informazioni complete riguardo al suo autore, alla data e al luogo di pubblicazione, e all’URL originale. |
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