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Articoli correlati Porre fine alla violenza [palestinese]di Daniel Pipes http://it.danielpipes.org/1382/porre-fine-alla-violenza-palestinese Pezzo in lingua originale inglese: To End the [Palestinian] Violence La campagna palestinese del terrorismo prosegue con 22 persone uccise domenica a Tel Aviv. E senza contare gli incidenti di minore entità causati dal lancio di sassi e di bombe incendiarie, i palestinesi producono in media più di dieci attacchi quotidiani contro gli israeliani. Il che rende questo un momento particolarmente propenso per rivedere la mia posizione di un anno fa, dal momento che la reazione del primo ministro Ariel Sharon indurrà i palestinesi a porre fine alla violenza. Per cominciare, sebbene la violenza vada avanti, essa è diminuita per tutto il 2002: dai primi quattro mesi fino alla fine dell'anno gli attacchi sono calati di 1/3 (da 1855 a 1246) e c'è stata una riduzione di vittime superiore alla metà (da 157 a 70). Ma la cosa più rilevante consiste negli innumerevoli segnali che hanno permesso ai palestinesi di comprendere che il ricorso alla violenza sia stato un errore madornale. Ciò che l'Associated Press definisce come "un coro leggermente in aumento di leader palestinesi e di opinionisti" sostiene di sentirsi deluso dalla povertà, dall'anarchia, dagli arresti, dagli incidenti e dalla morte, causati da 27 mesi di violenza. Mahmoud Abbas, il leader palestinese più importante dopo Arafat, riconosce: "è stato un errore ricorrere alle armi… e portare a termine degli attacchi all'interno di Israele". Abdel Razzak al-Yahya, il cosiddetto ministro degli interni, condanna pubblicamente gli attentati suicidi contro Israele come "stragi prive di motivo", chiede che cessi "ogni forma di violenza palestinese" e desidera che essa venga rimpiazzata dalla resistenza civile. Il sindaco di Bethlehem Hanna Nasser disapprova l'uso delle armi e insiste sul fatto che la lotta palestinese "debba essere non-violenta". Altri sviluppi confermano questo senso di costernazione e una disponibilità al ripensamento:
Probabilmente il segnale più commovente di cambiamento è avvenuto lo scorso mese, quando Ahmed Sabbagh, un padre palestinese definitosi "straziato", colse l'occasione della morte di suo figlio Ala, un importante terrorista, per lanciare un appello senza precedenti agli israeliani "ad aprire una nuova pagina con i palestinesi e a raggiungere una pace basata sul rispetto reciproco e sulla giustizia". Gli israeliani cominciano a notare il cambiamento da parte palestinese. L'ex capo del Mossad, Ephraim Halevy, ha messo in luce "il riconoscimento palestinese" dell'errore di essere ricorsi alla violenza. Il capo del Comando delle Forze di Terra, Yiftah Ron-Tal, è andato oltre e a novembre ha preannunciato che nel giro di qualche mese ci sarebbe stata una "decisiva vittoria" israeliana. L'amministrazione Bush dovrebbe compiere due passi per accelerare questo processo: lasciare che Israele reagisca come meglio crede e fermare l'elargizione di immeritati doni ai palestinesi (i più recenti: le promesse di costruire uno Stato nel 2003) Prima i palestinesi capiranno quanto sia controproducente la loro violenza, prima la smetteranno. Argomenti correlati: Conflitto arabo-israeliano e diplomazia, Israele, Palestinesi iscrizione gratuita alla mailing list settimanale in italiano di daniel pipes Questo testo può essere ripostato o inoltrato purché sia presentato nella sua interezza e provvisto di informazioni complete riguardo al suo autore, alla data e al luogo di pubblicazione, e all’URL originale. |
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