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Articoli correlati Obama bis, l'antisionistadi Daniel Pipes http://it.danielpipes.org/12486/obama-antisionista Pezzo in lingua originale inglese: Obama's Anti-Zionism Due mesi prima delle presidenziali Usa del 12 novembre, io avevo fatto la seguente previsione: «Se Obama dovesse essere rieletto, ne seguirà il trattamento più distaccato che un presidente americano abbia mai riservato allo Stato ebraico». Ebbene, sono trascorsi due mesi dalle elezioni e questa previsione sembra essersi già avverata. Ne sono esplicito segnale queste prime azioni:
A una domanda sulla nomina di Hagel, Ed Koch, l'ex-sindaco di New York che nonostante le dure critiche mosse a Obama gli ha però offerto il suo appoggio per un secondo mandato, ha così risposto in modo sorprendente: «Immaginavo che sarebbe arrivato il momento in cui Obama avrebbe rinnegato (…) il suo sostegno a Israele ma [questo momento] è arrivato un po' prima di quanto pensassi». Anche i sostenitori di Obama pro-Israele si aspettavano che lui si sarebbe rivoltato contro lo Stato ebraico! Queste misure anti-Israele destano preoccupazione perché coincidono con le iniziali idee antisioniste di Obama. Non abbiamo i particolari, ma sappiamo che il presidente ha studiato, è stato amico, ha frequentato e incoraggiato degli estremisti palestinesi. Ad esempio: una foto del 1998, ritrae Obama mentre ascolta con deferenza le parole di Edward Said, un teorico contrario a Israele. In un'altra foto, Obama se ne sta tranquillamente seduto a una festa organizzata nel 2003 per l'ex portavoce dell'Olp Rashid Khalidi, mentre gli oratori accusavano Israele di condurre una campagna terroristica contro i palestinesi e paragonavano a Osama bin Laden «i coloni sionisti in Cisgiordania». Nel 2004, Ali Abunimah, un sobillatore contrario a Israele, encomiò Obama per l'appello lanciato da quest'ultimo a favore di «un approccio imparziale al conflitto israelo-palestinese», parole in codice perché il governo statunitense prendesse le distanze da Israele. A sua volta, Obama ha encomiato Abunimah per i suoi articoli ossessivamente anti-israeliani pubblicati dal Chicago Tribune, incoraggiandolo con le seguenti parole: «Continua così!»
(…) Tornando al presente, la probabile riconferma di Netanyahu al governo, implicherà una continuità della leadership in entrambi i Paesi. Ma questo non significherà necessariamente una continuità nelle relazioni tra gli Stati Uniti e Israele; Obama, liberatosi dei vincoli della sua rielezione, può finalmente esprimere le sue iniziali idee antisioniste dopo un decennio di schieramento politico. Si faccia attenzione a un tono notevolmente peggiore della seconda amministrazione Obama verso il terzo governo Netanyahu. Rammentando ciò che Obama disse in privato, nel marzo 2012, all'allora presidente russo Dmitry Medvedev («Questa è la mia ultima elezione. E dopo la mia elezione avrò più flessibilità») c'è motivo di credere che, avendo ottenuto un secondo mandato presidenziale, le cose si sono ora "calmate" e, dopo dieci anni di cautela, egli può "essere più esplicito" nel promuovere la causa palestinese contro Israele. Nel settembre 2012 avevo altresì previsto che «i guai di Israele avranno realmente inizio», se Obama avesse ottenuto un secondo mandato. I guai sono cominciati: che Gerusalemme si tenga forte, saranno quattro anni duri. Argomenti correlati: Dibattito sul conflitto arabo-israeliano negli Stati Uniti, Politica statunitense iscrizione gratuita alla mailing list settimanale in italiano di daniel pipes Questo testo può essere ripostato o inoltrato purché sia presentato nella sua interezza e provvisto di informazioni complete riguardo al suo autore, alla data e al luogo di pubblicazione, e all’URL originale. |
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