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Articoli correlati Erdogan, il piccolo Putindi Daniel Pipes http://it.danielpipes.org/12411/turchia-eloquente Pezzo in lingua originale inglese: Talking Turkey Il menù proposto sul mio volo aereo della Turkish Airlines all'inizio di questo mese assicurava ai passeggeri che le pietanze "non erano a base di carne di maiale". Il menù offriva altresì una selezione di bevande alcoliche, tra cui champagne, whisky, gin, vodka, raki, vino, birra, liquori e cognac. Questa stranezza di osservare la Shari'a, la legge islamica, e al contempo di ignorarla, simboleggia il ruolo pubblico singolarmente complesso dell'Islam nella Turchia odierna, come pure la sfida di comprendere il Partito per la giustizia e lo sviluppo (il cui acronimo turco è Akp) che domina il governo nazionale del Paese dal 2002. I dibattiti politici sulla Turchia tendono a soffermarsi sulla questione se l'Akp sia o no islamista. Nel 2007, ad esempio, sollevai il seguente interrogativo: "Quali sono le intenzioni della leadership dell'Akp? Essa (…) ha mantenuto segreto il suo programma islamista e ha imparato semplicemente a mascherare i propri obiettivi islamisti? Oppure ha realmente abbandonato questi obiettivi e ha accettato il secolarismo?" Nel corso dei recenti dibattiti tenutisi a Istanbul, ho imparato che i turchi, che nutrono molteplici punti di vista, sono tutti concordi sul premier Recep Tayyip Erdogan: essi non si preoccupano tanto delle sue aspirazioni islamiche quanto invece delle sue tendenze nazionaliste e dittatoriali. Applicare integralmente la Shari'a, essi dicono, non è un obiettivo realizzabile in Turchia a causa della natura laica e democratica del Paese, qualcosa che lo distingue da tutti gli altri Stati a maggioranza musulmana (tranne l'Albania, il Kosovo e la Kyrgyzia). Accettando questa realtà, l'Akp ottiene un sostegno elettorale sempre maggiore costringendo in modo pacifico la popolazione a essere più virtuosa, tradizionale, pia, religiosa, conservatrice e più osservante dei principi morali. Pertanto, esso incoraggia il digiuno durante il Ramadan e la modestia femminile, scoraggia il consumo di alcool, ha tentato di criminalizzare l'adulterio, ha incriminato un artista anti-islamista, ha aumentato il numero delle scuole religiose, ha inserito l'Islam nel programma di studi delle scuole pubbliche e ha introdotto delle domande sull'Islam nei test di ammissione all'università. E così la Turkish Airlines ha già abolito dai menù la carne di maiale ed è solo una questione di tempo, ma poi scomparirà anche l'alcool.
I miei interlocutori mi hanno detto che l'obiettivo non è la pratica islamica, ma la legge islamica. Il taglio della mano, il burqa, la schiavitù e il jihad non sono contemplati e tanto meno dopo la crescita economica degli ultimi dieci anni che ha dato più potere a una classe media islamicamente orientata che rifiuta l'Islam alla saudita. Un leader dell'opposizione ha notato che cinque quartieri di Istanbul "assomigliano all'Afghanistan", ma questi sono l'eccezione. Ho sentito dire che l'Akp cerca di invertire l'antireligiosità dello stato di Atatürk senza indebolire quello Stato, aspirando a creare un ordine post-Atatürk più che uno contrario ad Atatürk. Si cerca, ad esempio, di dominare il sistema giuridico esistente piuttosto che crearne uno islamico. Il giornalista Mustafa Akyol sostiene anche che l'Akp non cerca di abolire la laicità ma che "argomenta a favore di un'interpretazione più liberale del secolarismo". L'Akp, si dice, emula lo Stato ottomano fondato nel 1299 e al quale Atatürk mise fine nel 1922, ammirando sia il suo orientamento islamico sia il suo dominio sui Balcani e sul Medio Oriente.
Quest'orientamento neo-ottomano può essere ravvisato nell'aspirazione del primo ministro ad agire da califfo non-ufficiale, avendo spostato la sua attenzione dall'Europa al Medio Oriente (dove egli è un improbabile eroe della strada araba) e avendo offerto la formula politica ed economica dell'Akp ad altri Paesi musulmani principalmente l'Egitto. (Erdogan ha fermamente sostenuto il secolarismo durante una sua visita in questo Paese, con grande sgomento dei Fratelli musulmani, e guarda di traverso l'obiettivo di Mohamed Morsi di costringere gli egiziani ad accettare la Shari'a.) Inoltre, Ankara aiuta il regime iraniano a eludere le sanzioni, sostiene l'opposizione sunnita contro Bashar al-Assad di Siria, ha attaccato briga con Israele in modo rumoroso e gratuito, ha minacciato Cipro a causa dei suoi giacimenti sottomarini di gas ed è perfino intervenuta nel processo di un leader islamista del Bangladesh.
Dopo aver aggirato lo "stato profondo", soprattutto il corpo ufficiali dell'esercito, a metà del 2011, l'Akp ha assunto un aspetto sempre più autoritario, al punto che molti turchi temono più la dittatura che l'islamizzazione. Essi guardano come Erdogan "ebbro di potere" imprigiona gli avversari utilizzando teorie cospirative e intercettazioni, inscena processi farsa, minaccia di sopprimere una soap opera televisiva in costume, cerca di imporre i suoi gusti personali al Paese, favorisce l'antisemitismo, sopprime la critica politica, giustifica le misure forti contro gli studenti che protestano contro di lui, manipola i media, fa pressioni sul sistema giudiziario e vanifica il concetto della separazione dei poteri. Il giornalista Burak Bekdil lo ridicolizza come "ingegnere sociale capo eletto della Turchia". In modo più inquietante, altri lo vedono diventare la risposta turca a Vladimir Putin, un arrogante semidemocratico che resta al potere per decenni. Dopo che Erdogan si è liberato della sorveglianza dell'esercito solo a metà del 2011, penso che forse otterrà abbastanza potere dittatoriale per lui (o per un successore) da poter realizzare il suo sogno e dare piena attuazione alla Shari'a. Aggiornamento del 26 dicembre 2012: Qualche altra notizia sulla Turkish Airlines (abbreviazione THY):
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