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Un palestinese in Texasdi Daniel Pipes http://it.danielpipes.org/12134/riad-elsolh-hamad Pezzo in lingua originale inglese: A Palestinian in Texas Il 14 aprile 2008, Riad Elsolh Hamad, 55 anni, uscì dall'appartamento della sua famiglia ad Austin, in Texas, per procurarsi alcuni farmaci vendibili solo dietro presentazione di ricetta medica. L'immigrato libanese e insegnante di computer in una scuola frequentata da alunni fra i 12 e i 14 anni non fece mai più ritorno a casa. Tre giorni dopo, la polizia ritrovò il suo corpo, legato con un nastro adesivo, che galleggiava nel vicino lago Lady Bird e arguì che "tutto stava a indicare che si poteva trattare di un suicidio".
Malgrado quest'ombra intorno alla morte di quest'uomo, i media locali ebbero per lui solamente parole gentili ed elogi. Dopo che i familiari di Hamad rilasciarono una dichiarazione che descriveva Riad come "un attivista per la pace che ha lavorato instancabilmente a favore di chi era meno fortunato di lui ed era amato e ammirato da molti membri della comunità locale e anche internazionale", la stampa ha debitamente fermato la propria attenzione su questo appellativo e lo ha regolarmente definito un "attivista per la pace". L'emittente televisiva KVUE citò Joshua Howell, vicedirettore dell'ufficio dove Hamad aveva una casella postale, che lo ricordava "sempre di ottimo umore". Mai turbato. Non l'ho mai sentito usare parole aspre nei confronti di nessuno". Il preside della scuola dove l'uomo insegnava inviò una lettera ai genitori degli allievi definendo Hamad un membro "di lunga data e prezioso" del corpo insegnante il cui "amore e la passione per l'istruzione ha toccato tutti noi". Al funerale di Hamad, il reverendo Edward M. Hartwell plaudì "la sua opera umanitaria volta ad aiutare i bambini palestinesi [come] uno dei lavori più creativi ed efficaci che io conosca". Lo stesso Hamad si vantava del suo approccio pacifico alla politica: "Tutto il nostro lavoro è molto trasparente. Noi non lavoriamo con nessun gruppo militante o violento, né con chiunque abbia un'appartenenza militante". Era questo il Riad Hamad incensato dalla famiglia, dagli amici, dagli ammiratori e anche da se stesso. Ma Hamad aveva un altro lato, quello che indusse l'Fbi a perquisire la sua abitazione, che lo fece licenziare dall'Austin Community College per "insulti razzisti e per le battute sessiste che faceva in classe", e che lo rese una presenza malvagia e sgradita nella mia vita. Grazie alla recente testimonianza di un ex-alleato di Hamad, che si rivoltò contro di lui alcuni anni fa, noi ora sappiamo qualcosa che si avvicina alla sua storia completa. Il mandato di comparizione Hamad s'impose alla mia attenzione ai primi di giugno del 2006, inviandomi attraverso una raccomandata un mandato di comparizione che m'intimava di presentarmi in tribunale ad Austin. Il documento recava una grafia illeggibile e sciatta su un modulo rilasciato dall'US District Court, distretto occidentale del Texas, che m'informava che Hamad aveva citato in giudizio il sottoscritto e Campus Watch per diffamazione. (Essendo Campus Watch un progetto del Middle East Forum, egli ha in realtà intentato causa al Forum.) Questa si è rivelata essere la seconda citazione in giudizio emendata, e mi trovai in buona compagnia, poiché nel mandato di comparizione figuravano anche il Center for the Study of Popular Culture (ora conosciuto come David Horowitz Freedom Center), lo stesso David Horowitz, il Center for Jewish Community Studies, lo Stato del Texas, Joe Kaufman, American Against Hate, MilitantIslamMonitor.org e un provider di Internet chiamato CB Accounts. Hamad inoltrò altre tre citazioni in giudizio emendate e in esse aggiunse ancor più convenuti (Freerepublic LLC, Jim Robinson, Laurence Simon e Dolster Inc.). La sua era una citazione pro se, il che stava a significare che Hamad, che non era un legale, aveva compilato da solo il modulo e si stava autorappresentando, senza avvalersi del patrocinio di un avvocato – vale a dire che non gli costava quasi nulla citare in giudizio tutti quanti. Hamad accusò ognuno di noi di aver commesso 21 reati: diffamazione a mezzo stampa e calunnia, diffamazione intenzionale, calunnia premeditata, diffamazione della reputazione, diffamazione del buon nome con l'intento di causare angoscia mentale, diffamazione e calunnia della ragione sociale, diffamazione attraverso frode di una ragione sociale, ingerenza in un contratto di affari, ingerenza illecita in un contratto di affari, cospirazione per interferire in un contratto di affari, ingerenza nel commercio interstatale, ingerenza nell'e-commerce, cospirazione per interferire nell'e-commerce, inflizione deliberata di sofferenze morali con l'intento di ferire, invasione della privacy, frode, negligenza, colpa grave, denigrazione di una ragione sociale, disprezzo dei prodotti commerciali e indebolimento di una ragione sociale. Come indennizzo per questo lungo elenco di presunte violazioni, Hamad chiese ai suoi numerosi convenuti 5milioni di dollari per il risarcimento danni, 10milioni di dollari per mancato guadagno e 50milioni di dollari in risarcimento esemplare. E non era tutto: chiese un'ingiunzione permanente contro il nostro definire la sua attività "un'opera pia islamica" o lui stesso un "fondamentalista islamico". Egli voleva che il dipartimento di giustizia indagasse su di noi per "l'operato criminale e delinquente come lobbisti per un paese straniero [ossia Israele] senza avere gli appropriati permessi e licenze". Hamad insisteva altresì sulle scuse pubbliche da parte da nostra in dieci reti mediatiche a sua scelta, così come il pagamento delle sue spese processuali e "qualsiasi altra riparazione risarcitoria cui il querelante potrebbe dimostrare di aver diritto in un processo con giuria". Nel corso della causa, Hamad dette un'idea della sua mentalità e delle sue motivazioni. Le sue richieste di esibizione di documenti da parte di David Horowitz sono particolarmente colorite, tra cui le richieste di:
Questa convocazione fu una vera sorpresa, poiché non avevo mai sentito parlare in precedenza né avevo mai menzionato Riad Hamad. Le indagini rivelarono solo un'esigua e indiretta connessione tra noi: Hamad aveva creato ed era a capo di un'organizzazione chiamata Palestine Children's Welfare Fund (PCWF) e in un pezzo del mio blog del 18 gennaio 2004, "Lamyaa Hashim, Supporting Burqas and Suicide Bombers", avevo citato Joe Kaufman che alludeva al PCWF come segue:
Tutto qui. Ho citato 15 parole utilizzate da qualcuno che ha menzionato chi lavorava per l'organizzazione di Hamad. Per quest'accenno fugace la mia quota di risarcimento a Hamad ammonterebbe almeno a 65milioni di dollari, circa un milione di dollari a parola. Cos'è il PCWF? Nel 2003, NGO Monitor analizzò l'organizzazione e rilevò che la sua missione principale consisteva nel "diffondere la delegittimazione di Israele". Come si legge in un riepilogo del 2007 redatto da NGO Monitor: "IL PCWF con sede a Gaza sfrutta apertamente le questioni dei bambini per dei programmi radicali politicizzati che promuovono il conflitto. Queste attività sono del tutto incoerenti con le sue pretese di essere un'organizzazione umanitaria". A titolo di esempio, NGO Monitor parla del concorso di disegno per bambini indetto dal PCWF in cui
In breve, il PCWF è bruto e incita all'odio come il suo leader. Il processo Hamad poteva anche essere un querelante che si rappresentava da solo, ma io non potevo correre il rischio di essere un imputato privo dell'assistenza di un avvocato difensore e così mi rivolsi allo studio legale Levine Sullivan Koch & Schulz, L.L.P., specializzato in questioni di diffamazione. Il 29 giugno 2006, rispondemmo a Hamad con un'istanza di archiviazione, citando tre motivi:
La mia istanza notava altresì che Hamad è un querelante che si rappresenta da solo con una sentenza emessa contro di lui (nel caso Hamad contro Austin Community College) in cui si definivano "palesemente vani" i suoi tentativi di intentare causa che "abusano ripetutamente del sistema giuridico".
Per nulla scoraggiato dall'incapacità di avviare qualsiasi azione legale, Hamad si appellò. Ciò indusse il giudice Sparks a emettere il 6 settembre un'ordinanza ancor più veemente in cui egli diceva che le querele di Hamad non sposavano "nessuna teoria legale in base alla quale poteva essere chiesto un risarcimento a ognuno dei numerosi imputati convenuti in giudizio" e respingeva le sue dichiarazioni scritte preliminari perché esse "erano state depositate semplicemente allo scopo di perpetrare molestie e causare dei ritardi inutili o un vano aumento dei costi del contenzioso". Sparks accolse di nuovo la mia istanza di archiviazione, dicendosi d'accordo con tutte e tre le mie richieste, decretando che la corte non poteva esercitare la sua competenza sul Middle East Forum né su di me (a causa della nostra mancanza di legami con il Texas); che Hamad aveva intentato causa dopo che erano scaduti i termini di prescrizione e che io non avevo mai fatto delle dichiarazioni diffamatorie riguardo a Riad Hamad. Egli ordinò altresì a Hamad di pagarmi un'ammenda di mille dollari. Per la seconda volta, Hamad rispose in modo aggressivo, stavolta rendendo pubbliche le sue pretese contro noi imputati. Parlare di diffamazione! Il 14 settembre, egli annunciò al mondo (anche con un commento inviato al sito web di Campus Watch) che noi
Quattro giorni dopo, Hamad lanciò un appello alla sua mailing list, affermando che i siti web "strettamente collegati utilizzano delle false informazioni e la raccolta di donazioni (…) per attaccare e screditare gli arabi, i musulmani" e chiedendo che almeno un migliaio di persone telefoni all'ufficio per i crimini perpetrati su Internet, la cui attività è di pertinenza del procuratore generale dell'Illinois. Incoraggiato dalla linea di condotta seguita dal tribunale riguardo a Hamad, il 6 ottobre io chiesi che l'uomo fosse costretto a pagare le mie spese processuali. Il 17 gennaio 2007, il giudice Sparks pronunciò il suo giudizio finale e accolse la mia richiesta di compenso per un totale di 12.915 dollari. Sparks lasciò capire la sua forte irritazione nei confronti di Hamad:
I successivi quattordici mesi videro più ripetizioni della stessa storia: Hamad faceva appello e tutti i giudici vanificavano ogni suo tentativo, fino a quando il 12 marzo 2008, una sentenza della Quinta Corte d'Appello itinerante stigmatizzò Hamad per i suoi "dieci anni impiegati a intentare futili cause davanti a questa corte". La Corte d'Appello fece ammontare a 32.944,50 dollari il compenso a me spettante per il pagamento delle spese legali. Come ha osservato Gerald Steinberg della Ong Monitor, il processo di Hamad "è stato un chiaro tentativo di utilizzare i tribunali e le intimidazioni per impedire un'analisi indipendente e la denuncia dell'istigazione contro le Ong israeliane". La perquisizione domiciliare
Darby che aveva aiutato Hamad a raccogliere fondi e a reclutare "scudi umani" contro le Forze di difesa israeliane, recandosi lui stesso nei Territori palestinesi a tal fine, voleva creare un gruppo, da chiamare Risposta critica, per inviare farmaci nelle zone di guerra come il Libano e il Darfur per aiutare i civili. Questa idea piacque a Hamad poiché pensava di poter utilizzare la copertura dei farmaci per porre degli esplosivi sulle motociclette e dotare di congegni esplosivi le ambulanze in Israele per uccidere gli ebrei. Hamad ideò altresì un piano utilizzando il PCWF per inviare denaro a Hamas e a Hezbollah. Darby raccontò quanto segue a Breibart.com:
Questo parlare di violenza, racconta Darby, lo indusse ad avere dei ripensamenti sul suo rapporto con Hamad. "Non riuscivo a dormire e mi chiedevo se fosse giusto andare dall'Fbi". Dopo aver appreso da un altro attivista di sinistra che Hamad intendeva aprire "un'attività fittizia che lo aiutasse a far pervenire denaro ai palestinesi", Darby decise di affrontare Hamad. I due s'incontrarono per bere un caffè. Preso atto della disapprovazione di Darby, "Hamad replicò dicendo che sarebbe un'ottima cosa per i bianchi essere coinvolti nella guerra al terrore e limitare ciò che il governo potrebbe fare se la guerra contro il terrorismo avesse avuto dei bianchi reclusi a Guantanamo invece dei soli arabi". Questo risolse la faccenda. Darby era angosciato per le sue azioni passate – "mi chiedevo se mi fosse imbrattato le mani di sangue a causa del mio sostegno precedente e degli sforzi rivolti al Palestinian Children's Welfare Fund – e decise di fermare Hamad. "Mi recai dall'Fbi. Essi furono gentili e cortesi. L'abitazione di Hamad e la sede del PCWF furono perquisite". Il mandato di perquisizione pose l'accento sulla frode e non sul terrorismo, come si evince dall'affidavit finanziario:
Nell'ultima parte dell'affidavit, un investigatore dell'Internal Revenue Service si esprime in modo più franco: "Riad Hamad, con l'aiuto di suo figlio, Abdullah Hamad, della sua ex-moglie, Diana Hamad, e di sua figlia, Rita Hamad, utilizza "i fondi donati" per uso personale e non paga le imposte federali sul reddito su questi fondi". In mancanza di un resoconto sull'accaduto, ecco che cosa Hamad ha raccontato della perquisizione nella sua abitazione: una dozzina di agenti federali, muniti di un mandato di perquisizione allo scopo probabile di indagare su una frode elettronica, una frode bancaria e sul riciclaggio di denaro, "hanno frugato in ogni angolo" del suo appartamento e hanno portato via "più di quaranta scatole contenenti documenti, schedari, computer e CD". Il suicidio Darby racconta che dopo la perquisizione:
Anche nella morte, Hamad commise una frode. Innanzitutto, scrisse una lettera alla sua cerchia, creando le premesse per un atto di violenza contro di lui (riprodotta qui di seguito esattamente come nell'originale):
(Ripensando al suo processo, si capisce la fonte delle sue fantasie riguardo alle persecuzioni, all'ambiente odioso e al razzismo.) In secondo luogo, le prove dimostrano che Hamad inscenò la sua morte per far credere che voleva avere l'onore di essere stato assassinato quando, di fatto, lo fece con le sue stesse mani. Basandosi in parte sui risultati dell'autopsia, un comunicato della polizia ha affermato che:
Anche Paul Larudee, un collega di Hamad e l'ultima persona che ha parlato con lui prima della sua morte, ha detto che Hamad "si è suicidato, ma l'ha fatto per favorire la speculazione che, in effetti, ha accompagnato la sua morte". Il che tradotto significa che egli voleva farlo sembrare un omicidio. Nonostante il suo scetticismo sulla scomparsa di Hamad, Larudee insiste a dire: "Continuo a pensare che fosse un eroe". La teoria del complotto
Kurt Nimmo, un eminente teorico della cospirazione, si è chiesto: "È possibile che una squadra omicida neocon o forse una squadra"baionetta" del Mossad abbia eliminato l'insegnante Riad Hamad?" Il conduttore radiofonico Alex Jones e altri hanno parlato in modo inquietante di squadre omicide israeliane che sorvegliano la casa di Hamad. Qualcuno ha anche accusato "il sociopatico informatore dell'Fbi Brandon Darby" dell'uccisione di Hamad. Dopo quasi cinque anni, un sito Twitter (riad_hamad) continua a tenere vive queste teorie. Difformemente da questi terrificanti racconti, il medico legale David Dolinak, che ha ispezionato il corpo di Hamad, il mattino del 17 aprile, non ha trovato nulla di preoccupante. Tutto il contrario della descrizione di Dremali delle parti del corpo tagliate in vario modo, il giornalista e medico legale ha trovato poco da segnalare:
Dolinak termina dicendo di non aver ravvisato "nessun evidente segno di lesioni traumatiche", che Hamad "è morto per annegamento". Conclusione Hamad è morto com'è vissuto, in un miasma di odio e doppiezza. Darby m'informa che "Riad ha affermato pubblicamente di essere un cristiano, ma quando è morto, divenne evidente che aveva mentito e in realtà era un musulmano". Noi, le vittime dei suoi processi abietti e ossessivi non abbiamo mai visto un centesimo del denaro che lui ci doveva. Trovandosi coinvolto nell'accusa di appropriazione indebita di fondi e di non aver pagato le imposte, egli ha commesso la frode finale e più grande: un finto omicidio. Non c'è da meravigliarsi che il suo pericoloso Palestine Children's Welfare Fund (PCWF) sia oggi scomparso, ridotto a una home page che annuncia mestamente che "Il sito web del PCWF tornerà presto per portare avanti parte della grande opera di Riad Hamad".
Qualche osservazione su Hamad. Innanzitutto, gli alti elogi per questo individuo spregevole farebbero pensare che lui sia stato un uomo onesto, evidenziando che il cordoglio politico crea dei paraocchi. In secondo luogo, pur essendo vissuto nella tranquilla e civilizzata città di Austin, in Texas, Hamad ha contaminato il suo paese d'adozione importando del nichilismo politico dal Medio Oriente. In terzo luogo, io posso aver sborsato quasi 33.000 dollari di spese processuali, ma non tutto è perso; l'assalto legale di Hamad mi ha spinto a denunciare questa escrescenza maligna dell'antisionismo. Infine, se si è veramente giudicati dalla qualità dei propri avversari noi che difendiamo Israele siamo vigorosi. Gran parte degli immigrati musulmani sono dei cittadini rispettosi della legge e positivi in Occidente. Ma il caso di Hamad rientra in uno schema persistente di immigrati che portano con sé le cattive abitudini permeate di idee politiche tiranniche e di ideologie radicali. Combinando il suprematismo islamico con il disprezzo nichilista, essi detestano tutto ciò che non è musulmano, importano un miscuglio di idee estremiste e si sentono liberi da costrizioni morali. Di conseguenza, essi eccedono in comportamenti antisociali, in attività criminali e in terrorismo. A malincuore, quasi dieci anni fa arguii che "i turisti e gli immigrati musulmani devono sottoporsi a ulteriori controlli". E lo ripeto ora, affinché molti altri Riad Hamad non siano autorizzati a entrare nel Paese. iscrizione gratuita alla mailing list settimanale in italiano di daniel pipes Questo testo può essere ripostato o inoltrato purché sia presentato nella sua interezza e provvisto di informazioni complete riguardo al suo autore, alla data e al luogo di pubblicazione, e all’URL originale. |
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